Tom Hiddleston su “The Night Manager”: Come si può vivere facendo la spia?

La star di “The Night Manager” scrive in esclusiva per Radio Times anticipando l’ultimo adattamento tratto da John Le Carré realizzato da BBC1.
Autore Tom Hiddleston, domenica 21 febbraio 2016, 10:00

Viviamo in un’era apparentemente trasparente. Come disse Steven Spielberg in un’intervista in occasione dell’uscita del suo film “Il Ponte delle Spie” che è ambientato durante la Guerra Fredda, “Tutti sono nel radar di tutti”. Viviamo ora in un tempo di quasi totale sorveglianza – quasi tutti abbiamo un cellulare con fotocamera e connessione internet.
I social media catturano la prima scintilla dell’opinione pubblica – qualcosa di divertente, poi spesso qualcosa di offensivo, talvolta qualcosa di gentile – diventa trend, virale, e la fiamma cresce con intensità crescente finché si diffonde nel mondo come un incendio.
Questo accade nel giro di pochi secondi. Come il cinguettio di uno storno, l’ondata della voce del popolo può cambiare forma a quanto pare di propria volontà, con vigore sempre rinnovato – a volte per celebrare e unificare, a volte per umiliare e dividere. E’ un miracolo che siano rimasti ancora dei segreti. Tutti sono affari di tutti. Il che solleva la questione: nel mondo di oggi, come può qualcuno vivere facendo la spia?

20160222-03 John le Carré è stato sia l’architetto della nostra nozione di spie – il loro scenario e il loro mistero – così come uno dei più sofisticati analisti della psiche britannica e creatore dei romanzi più emozionanti dell’ultimo mezzo secolo. Per molti, è il principale interprete della realtà della Guerra Fredda.
Lo sfondo delle sue invenzioni era lo stato di tensione politica e militare che esisteva tra l’ovest guidato dagli Stati Uniti e l’est guidato dall’Unione Sovietica, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale fino alla caduta del Muro di Berlino nel 1989.
Sebbene entrambe le parti non siano mai arrivate al confronto armato, entrambe erano pronte all’evenienza di un conflitto nucleare, con la sempre presente minaccia della reciproca distruzione.
Questa atmosfera intensa di paura si è intrecciata nel tessuto che forma i romanzi di le Carré ambientati durante la Guerra Fredda. I suoi eroi tranquilli – Alec Leamas de “La Spia che Venne dal Freddo” (diventato film del 1965 con Richard Burton), George Smiley de “La Talpa” (ricordiamo il film del 2011 con Gary Holdman, Colin Firth, Tom Hardy e Benedict Cumberbatch), Magnus Pym de “La Spia Perfetta” – erano imperfetti, pieni di dubbi, perseguitato da ambiguità morale, dalla loro coscienza, dall’ipocrisia di dover fare cose cattive per un bene superiore.
E’ un mondo ora familiare a milioni di lettori: vestiti di Savile Rows, nomi in codice, il “Circo” – il nome con cui le Carré aveva battezzato l’agenzia MI6 – appartamenti seminterrati a Pimlico, case sicure a Paddington, e rinomini segrete in sottoscala a Whitehall. Un mondo fatto di paranoia e intrighi e segreti, ben lontani dal mondo in cui tutti sanno tutti di tutti – il mondo che conosciamo oggi.
O non è così? Nella mia mente, è come se ci fossero ancora così tanti segreti, così tante conversazioni private dietro porte chiuse dei corridoi del Potere. Non dubito che gli affari del Governo, delle agenzie di Spionaggio, dei Servizi Segreti, rimangano nascosti nell’interesse della Sicurezza Nazionale e delle Relazioni Internazionali. Ma il loro lavoro rimane oscuro e misterioso.

20160222-04Il Primo Ministro David Cameron ha chiamato al voto il Parlamento chiedendo se l’Inghilterra debba partecipare ai raid aerei contro gli islamici in Siria, all’indomani degli attacchi di Parigi, in particolare a quello del Bataclan Club. Ci è stato assicurato dai nostri rappresentanti perso il Parlamento da entrambi gli schieramenti che questi attacchi sarebbero stati rinforzati da un attacco di terra di settantamila moderati Sunniti.
Queste informazioni, ci è stato detto, venivano dalla “più alte sfere” e rappresentavano una prova conclusiva della legittimità e validità di questa decisione del Governo di inviare truppe aeree britanniche. Queste informazioni non avrebbero mai dovuto diventare di dominio pubblico.
Circa queste cose, rimaniamo nel buio. Ci siamo già passati.
Ma la fonte cruciale al Parlamento circa il lavoro dei Servizi di Sicurezza, in un’ora così critica, suggeriscono l’importanza e pericolosità delle informazioni che vengono raccolte oggi nel mondo. C’è, dietro le quinte, una rete complessa di interessi e relazioni, da cui dipende la Sicurezza Nazionale. Questo contesto è il mestiere di le Carré.

L’azione di “The Night Manager” si svolge nel presente. Interpreto Jonathan Pine, ex soldato britannico che ha prestato servizio in Iraq nel 2003, che si scopre sta ora lavorando come Direttore di notte di un hotel di Zermatt, Svizzera, e viene reclutato dall’agente Angela Burr (Olivia Colman), che lavora ai margini della MI6.
Pine viene mandato ad infiltrarsi nel ristretto circolo di Richard Roper (Hugh Laurie), inglese espatriato che vende armi registrate, inglesi e statunitensi, al miglior offerente in Medio Oriente, e riesce (letteralmente) a farla franca. Richard Roper, con le parole di le Carré, è “l’uomo peggiore del mondo”.
Alla faccia di ciò, il contesto politico di “The Night Manager” ricorda poco quello di Smiley, ma ci sono delle similarità. Non viviamo più nel terrore del conflitto nucleare tra Occidente e Oriente, ma ora ci sono altre forze ostili e oscure, che ci danno ancora più motivo di essere terrorizzati.
I nostri nemici nel decennio scorso si sono presentati come gruppi jihadisti estremisti – l’anarchia criminale di al-Qaeda o le barbarie dell’Isis, e il terreno sembra tremare costantemente sotto i nostri piedi. Nel tentativo delle alleanze occidentali di affrontare queste nuove minacce, assumono le sembianze di una Hydra con molte teste: tagliata una testa, e altre due crescono al suo posto. Il Mondo è ancora pericoloso.

La rabbia di le Carré è legittima a questo punto. Si può sentire la collera dello scrittore mentre un uomo come Richard Roper, che ha ricevuto una edizione britannica ed erede della libertà democratica inglese, usa i suoi privilegi e benefici di questa eredità per fare le peggiori cose immaginabili.
Si foraggia una vita di lussi – yacht, jet privati, ville a Majorca – dal traffico illegale dele armi chimiche più pericolose sul mercato, senza curarsi delle possibili vittime di quelle armi.
Richard Roper traffica con la morte, ne trae profitto, e ride.
Non c’è alcun dubbio che sia affascinante: il diavolo conosce le canzoni migliori. ma è un cinico e un nichilista e uno psicotico, che ha completamente separato se stesso dalle conseguenze della violenza da cui trae profitto, e vive secondo delle leggi proprie.

20160222-02E le spie? La natura della condivisione delle informazioni può essere cambiata nell’era digitale. Le rivolte del Cairo durante la Primavera Araba del 2011, che hanno portato alle dimissioni del leader egiziano Hosni Mubarak (la scena d’apertura di “The Night Manager”), sono state mobilitate attraverso Facebook, ma il coraggio innato e le capacità della spia rimangono immutate.
Una spia deve possedere una abilità quasi innaturale di dissimulare, nascondersi in piena vista, e una capacità di auto-cancellazione e auto-invenzione, che di per sé è una cosa pericolosa. Noi costruiamo la nostra identità sull’autostima raccontando a noi stessi la nostra storia, e rinforziamo la narrazione con le riflessioni che riceviamo dal mondo esterno, la nostra famiglia e i nostri amici.
una buona spia sopprime questa identità (fino quasi alla negazione di essa) ed elimina la narrazione, accettando e abbracciando la mutevolezza dell’identità e la malleabilità dell’immagine pubblica. Ma quando tutto è finito – dopo tanto deterioramento di sé – rimane qualcuno all’interno? Tutti i protagonisti di le Carré, da George Smiley a Magnus Pym a Jonathan Pine, posso essere identificati dalla loro vulnerabilità, la loro solitudine e i loro dubbi, ma anche dal loro atteggiamento di sfida e perseveranza – di continuare a lavorare e servire una causa, nonostante i rischi immensi alla loro sicurezza e salute.

Jonathan Pine è descritto da le Carré come un “selvaggio armato, in perenne fuga da coinvolgimenti emotivi, volontario, collezionista del linguaggio altrui, creatura notturna esule da se stessa e marinaio senza una destinazione”.
Le gesta misantrope di Richard Roper accendono una fiamma dentro Pine che gli forniscono uno scopo: una certezza, una integrità morale, che più tardi gli darà la sicurezza e l’auto-definizione dietro le interpretazioni dei suoi molteplici ruoli. E’ un interprete immacolato – ma dentro è in fiamme.

20160222-01Gli eroi di John le Carré – sebbene spezzati dal dubbio e isolati dalla loro segretezza – diventano eroici in virtù del loro sacrificio per un bene superiore. in “The Night Manager”, le Carré supporta la caccia di Burr e Pine a Richard Roper e i modi in cui lo cercano, perché vede e ammira l’essenziale coraggio nelle loro azioni. Come diceva Martin Luther King: “Colui che accetta passivamente il male è tanto colpevole quanto colui che lo perpetra. Colui che accetta il male senza protestare contro di esso, ne è complice”.
Angela Burr e Jonathan Pine scelgono di protestare contro il male di Richard Roper nel modo più coraggioso e pericoloso immaginabile. Pine deve vivere sotto copertura tra le fauci della bestia, sapendo che potrebbero chiudersi da un momento all’altro. E se la sua copertura dovesse saltare, è un uomo morto.

 

 

 

 

 

fonte: RadioTimes.com