Tutto ciò che puoi Lasciarti alle Spalle

Pagina di diario scritta da Tom Hiddleston, HMP Pentonville, 20 dicembre 2001

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Innanzitutto una piccola introduzione. Nel 2001 Tom ha preso parte ad un progetto, organizzato da volontari, Il London Shakespeare Workout, un gruppo che organizza appunto progetti di volontariato per portare il teatro nelle carceri inglesi.
Quest’opera è regolarmente registrata alla Charity Commission of England and Wales e si propone di “incentivare e dare l’opportunità a detenuti ed ex-detenuti di ogni eta, razza, sesso, nazionalità e religione di esplorare e sviluppare capacità quali l’autoespressione e insieme acquisire sicurezza di sé attraverso il linguaggio shakespeariano, e altri importanti drammaturghi, pensatori e cineasti che sono stati ispirati dal Bardo nel corso dei secoli.”
Ai partecipanti al progetto, sia i volontari che chi lavora nelle prigioni, è stato chiesto di scrivere un diario dell’esperienza. Quanto sotto è il contributo di Tom che ha partecipato al progetto nel suo ultimo anno a Cambridge.

“Pensavi di aver trovato un amico
che ti portasse via da questo posto …
E’ un giorno bellissimo…”

U2, “All That You can’t Leave behind”

 

Non è esattamente Shakespeare, ma è un buon punto di partenza. Queste sono le parole che ho sentito (con il grido euforico di Bono) mentre sorseggiavo la schiuma del mio caffè stamattina in un bar in Caledonian Road, proprio davanti al penitenziario HMP Pentonville. Ed è stata una bellissima giornata davvero. Ero arrivato lì a piedi da Oxford Circus. Era il 20 di dicembre – ma il sole, in un raro momento di compassione per la sua progenie terrestre, aveva indossato il cappello, e il cielo era di un blu profondo. Camminando al sole non faceva poi così freddo. In effetti, era piacevole. Quando ho visto le sbarre alle finestre ho capito di trovarmi in una situazione privilegiata. Solo per poter camminare in pieno sole. E’ un cliché, ma ti da la giusta prospettiva sulle cose.
Credo sinceramente che questo progetto porti un po’ di quella luce esterna all’interno di questo posto. Tornando agli U2, per un pomeriggio siamo stati delle facce amichevoli che “li hanno portati via da quel posto”, non con il sole, ma con Shakespeare.
Bruce era venuto a Cambridge per un seminario, quindi avevo familiarità con alcune parti dello spettacolo, ma avevo sottovalutato l’impatto schiacciante che ha sui carcerati. E’ davvero motivante. La gente a Cambridge si lamenta che le opere di Shakespeare sono troppo rappresentate all’interno dell’università (ce ne sono circa una ventina all’anno). Il mio giorno a Pentonville mi ha insegnato una cruda realtà: non sappiamo quanto siamo fortunati.
Una volta dentro, dopo un veloce preparazione dello spettacolo pomeridiano, i detenuti si sono mescolati. Le presentazioni erano entusiastiche e amichevoli da entrambi i fronti. Nessun “noi” e “loro” – i gruppi si sono fusi immediatamente. Per un pomeriggio, in quella piccola stana,a, con una lavagna si cui era scritto “I Prigionieri Hanno Diritti”, eravamo semplicemente un gruppo di persone che giocavano con le parole. Bruce fece girare la palla per un giro di “Su gli Occhi”, e quando siamo arrivati a “Coniglio” – in cui è impossibile non sembrare stupidi – tutti stavano sorridendo.
La “danza” di Bruce aveva scaldato tutti. Penso sia stato uno dei miei momenti preferiti. E’ molto unificante. C’è qualcosa di viscerale e primitivo nella sua semplicità di comunicazione – attraverso il suono e l’azione. Ogni gruppo di suoni è talmente particolare e espressivo o tutti lo fanno insieme. E dopotutto il teatro è proprio questo in un certo senso: la rappresentazione collettiva e la comunicazione delle emozioni.
E’ seguito un coro caloroso di “Chastity Belt”, interpretato superbamente da alcuni della squadra del LSW in forma di pantomima – e accolta calorosamente da tutti. Dopo un giro di “lancio-di-insulti” (io sono stato battuto) i miei colleghi (detenuti inclusi) e io ci siamo divertiti a “drammatizzare” alcune frasi famose sulla primaria importanza del concetto di opera (gioco). [Nota per Bruce: ne ho trovata un’altra comunque! “Il segreto dell’eterna giovinezza è trovare sempre il tempo di giocare” (Voltaire)]. Dopodiché, siamo passati all’esercizio sul “Sogno”. Furono distribuiti i ruoli di Lisandro, Demetrio e Helena con alcune battute e la metaforica “pozione d’amore” (il che ha sollevato molte risatine tra il pubblico) ed è stato chiesto di interpretare un’intera scena, con solo quelle battute.
I carcerati hanno messo l’accento sull’aspetto comico della situazione, uno di loro inseguiva Helena in cerchio senza sosta, come in trance, continuando a ripetere “mia dea” in tutte le intonazioni possibili, mentre Lisandro stava al centro della scena incredulo, continuando a ripetere a Helena “Perché?”.
Infine, la parte migliore: gli “WitSlings” (poesie scritte partendo da brani di Shakespeare, ndt). Alcuni dei sonetti composti dai detenuti (in perfetto metro giambico) erano molto buoni nel loro piccolo. Sono scritti con una tale semplicità e verità, e (spesso) una lirica che lascia stupiti. Ma cosa mi aspettavo? Mi sono detto per essere rimasto tanto “stupito” – ovvero ciecamente prevenuto. La poesia che il mio partner Graham ha scritto, che inizia e finisce con parole prese da due diversi sonetti di Shakespeare, meritano di essere citate. Ha immaginato una madre e un figlio, inginocchiati in una chiesa, che sussurrano l’un l’altro:

Madre: Non piangere per me quando sarò morta,
perché il mio ricordo vivrà in te.
Prenditi cura delle tue sorelle, – sei tu il capofamiglia.
Figlio: Senza la tua guida non so cosa fare.
Madre: Non avere paura, anima mia, ti sarò vicino.
Figlio: Ti ringrazio, le tue parole mi rassicurano
Madre: Sono stanca ora, imploro la morte.

Questo fu poi trasformato in una canzone da Sarah-Louise Young. Guardare il volto di Graham mentre le sue parole venivano cantate davanti a lui è stato molto commovente – per lui, senza dubbio, “di questa materia sono fatti i sogni”.

Quando la sessione è giunta a termine, ho guardato il mio orologio ed erano passate quattro ore, fuori era buio. Avevamo dimenticato noi stessi, tutti noi, attori e detenuti.
Marcus, uno dei più entusiasti del gruppo, venne a stringermi la mano “Buon Natale”, disse. “A te!”, ho risposto, realizzando troppo tardi quello che avevo detto. Ma forse non è poi così male. Non ho alcun dubbio che Bruce e tutti coloro che hanno partecipato al progetto quel pomeriggio hanno in qualche modo reso il loro Natale un po’ più luminoso.

 

Fonte: London Shakespeare

Tradotto da: Helenia Biondani