Tom intervistato da JustJared

Mercoledì, 21 dicembre 2011

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Just Jared: Ciao Tom, piacere di conoscerti! Per quanto tempo sei in città?
Tom Hiddleston: Piacere di conoscerti! Solo per il fine settimana.

JJ: Sei a metà tra due film?
TH: Sono in procinto di iniziare le riprese di “Enrico V”, l’opera di Shakespeare. E’ un po’ come il gladiatore di Shakespeare. Parla di un re che guida il suo popolo in guerra contro i francesi. La differenza è che in “Enrico V” lui era in prima linea durante la battaglia e nella storia inglese, in qualche modo riuscì, grazie alle sue doti di stratega, al suo coraggio e alla sua intelligenza, a portare a termine questa enorme impresa. L’esercito francese era tre o quattro volte quello inglese. I soldati erano stanchi, affetti da dissenteria, lontani da casa per una settimana, si dicevano “sono le 9:00 e se non combattiamo ora, ecco, questa è l’unica volta”. I francesi invece “Oh, potremmo semplicemente prendere un altro croissant, possiamo fare un po’ di questo … “ e Enrico diceva “Bene, se non hanno intenzione di attaccarci, li attaccheremo noi!” ed erano letteralmente 300 contro 3.000.

JJ: Stai girando tre film?
TH: Si

JJ: Tre ruoli diversi?
TH: No, è lo stesso ruolo, sorprendentemente. Nell’opera, all’inizio abbiamo il Principe Hal, unico figlio di Enrico IV, ed è una specie di ubriacone ribelle, fondamentalmente. Non è come dovrebbe essere un principe. E’ un po’ per aria, uno che ama divertirsi, un teppista che passa il tempo nei pub con le prostitute e i malviventi.

JJ: Il miglior principe che TV e Cinema possano avere di questi tempi!
TH: Esattamente! La cosa interessante di Hal è che cresce e diventa questo re incredibile. E’ un bel viaggio da interpretare.

JJ: E quando inizi a girare?
TH: Inizio appena ritorno a casa [a novembre]

JJ: Li girerai uno dietro l’altro? In ordine cronologico?
TH: Gireremo prima Enrico V e quindi Enrico IV parte prima e parte seconda in Gennaio, Febbraio e Marzo. Sam Mendes produce ed è parte di una vera e propria celebrazione della cultura britannica perché ovviamente, con le Olimpiadi di Londra in arrivo, la gente lo guarderà. Molti dei migliori attori britannici saranno coinvolti, i migliori autori, ci sarà molto impegno e aspettativa, il che è eccitante. Penso che andrà in onda anche qui, forse sulla NBC?

JJ: Com’è stata la tua infanzia?
TH: E’ una gran domanda! E’ stata meravigliosa. Mio padre è di Glasgow, quindi c’è molta Scozia in me, il che è spesso utile. Mia madre è dell’Anglia Orientale – che sarebbe quella protuberanza all’estremo oriente del Regno Unito, sulla costa – ho due sorelle, che amo moltissimo, una più grande e una più giovane. La mia infanzia è stata piuttosto bella.

JJ: Tua sorella minore è un’attrice. Cosa fa la tua sorella maggiore?
TH: E’ una giornalista, e vive in India, effettivamente.

JJ: Tu e tua sorella minore vi ritrovate mai a parlare del vostro lavoro?
TH: Beh, lo abbiamo sempre fatto, più o meno. Hai fratelli o sorelle?

JJ: Ho quattro fratelli.
TH: Guardate ancora film insieme?

JJ: I miei genitori erano molto severi e non abbiamo guardato molti film da bambini, ma facevamo un sacco di cose insieme.
TH: Ma giocavate?

JJ: Si
TH: Facevamo finta di essere chiunque quando eravamo insieme. Le mie sorelle e io guardavamo – a seconda di chi vinceva la gara per il telecomando o il videoregistratore – “E.T.” insieme, “Indiana Jones” e “Star Wars” e “Dirty Dancing” e “Zio Buck”, fondamentalmente tutti i film degli anni ’80 con cui tutti i bambini di quegli anni sono cresciuti.
John Candy, che eroe! Quindi ora, stranamente, sono molto interessate al mio lavoro, ma dipende dal progetto, in realtà. La famiglia del fratello di mia madre sono allevatori di cavalli, quindi erano particolarmente interessati a “War Horse”, che sta per uscire. Alcuni dei miei cugini più giovani amano i supereroi, amano quindi Loki e gli “Avengers” e quelle cose lì, il che è bello. Quando uscì “Thor”, organizzai una visione per famiglia e amici, portai un po’ di giocattoli e li distribuii, e al mio cuginetto più piccolo ho regalato il Martello di Thor, lo ha amato!

JJ: Crescendo, giocavi con le tue sorelle fingendo di essere qualcun altro?
TH: I figli della sorella di mia madre erano nostri coetanei così siamo sempre stati molto uniti. Eravamo soliti giocare insieme durante l’estate e mia sorella Sarah e mia cugina maggiore, Zoe, scrivevano delle storie che provavamo per circa una settimana e quindi, il giorno prima di tornare a casa – andavamo da loro in campagna durante l’estate – mettevamo in scena lo spettacolo per i nostri genitori. Al tempo ci sembrava una cosa enorme, ma di fatto c’erano solo cinque persone e un cane a fare da pubblico. Una di queste storie era sorprendentemente innovativa, e non era opera mia.
Mio cugino Matthew e io costruivamo spade e il set. Una delle storie era intitolata “TV Travelers” e parlava di due ragazzini che, guardando la TV, venivano trascinati dentro e sembrava molto “Dungeons & Dragons” o “La Rosa purpurea del Cairo”. E improvvisamente, si ritrovavano a viaggiare in giro per il mondo dentro la TV, e noi pensavamo fosse incredibilmente creativo al tempo. Abbiamo anche messo in scena una versione di “Cenerentola”. Era molto innocente e davvero accattivante.

JJ: E’ così che hai iniziato ad appassionarti di recitazione?
TH: Quelli erano solo giochi tra bambini, penso. Che si trattasse di “Cowboy e Indiani” o “Obi-Wan e Darth Vader”, ti ritrovi a rappresentare quello che la tua immaginazione ti dice. La cosa strana della recitazione è che ho sempre fatto le imitazioni, tutta la mia vita, e facevo questa cosa chiamata “Dibattito della Mongolfiera”. Il concetto è quello di avere una mongolfiera che attraversa l’Atlantico e sta scendendo, e devi fare un discorso per convincere gli altri che tu devi assolutamente rimanere a bordo. Sei persone verranno buttate fuori bordo, ma tu vuoi rimanere. Puoi scegliere chi essere, tipo Einstein o l’inventore della Ruota, il Presidente degli USA, Shakespeare, Mozart, chiunque tu voglia. Io scelsi un attore di spot pubblicitari, il che significava che potevo, per mezz’ora, imitare tutte le pubblicità famose di quel periodo. Il direttore venne da me dopo e mi disse “Sai, hai un dono davvero unico, ti piacerebbe entrare nella compagnia teatrale della scuola?”. Ed è così che ho iniziato, solo giocando con un paio di spot pubblicitari. Non l’avevo mai raccontato a nessuno.

JJ: Grazie per averlo condiviso con noi! Quali sono le tue imitazioni migliori?
TH: Ho imitato molto Owen Wilson dato che “Midnight in Paris” è appena uscito nel Regno Unito … (lo imita) “Sai, c’è una macchina del tempo, e io torno indietro nel tempo e incontro tutti voi e, sai, è davvero interessante!”. Principalmente imito le persone con cui ho lavorato, Tony Hopkins … (lo imita) “Ciao, grandissimo! Sono Tony, felice di conoscerti. Si. Sarà divertente, vero? Andiamo!”

JJ: Queste erano davvero buone! Ora parliamo di “War Horse”. Quando lo avete girato e dove?
TH: Abbiamo girato l’estate scorsa – nel 2010. Abbiamo girato ad agosto, settembre, ottobre. Abbiamo girato principalmente nella campagna inglese, nel Devon, dove la prima parte del film è ambientata, e quindi varie location che abbiamo trovato, perché l’unico luogo che assomiglia alla Francia del Nord è il sud dell’Inghilterra perché c’è solo un stretta lingua di mare che le divide.
Ovviamente, il resto del film è ambientato nella Francia del nord, nella terra di nessuno, e nelle campagne del Flanders e nei campi di battaglia della Prima Guerra Mondiale. E’ stato assolutamente sorprendente, davvero. Steven Spielberg è un maestro del cinema, estremamente generoso e molto, molto bravo nel suo lavoro. Solo guardando la velocità di ripresa di un giorno sul set, l’efficenza con cui ottiene tutto ciò di cui ha bisogno dal cast, la troupe, e poi la parte più emozionante per me e tutti gli altri coinvolti nelle riprese è che dovevamo cavalcare. Così siamo andati tutti in questo campo di addestramento per circa sei settimane e mi sono innamorato dei cavalli. Non c’è niente come la sensazione di cavalcare a gran velocità sulla schiena di un cavallo. E’ come guidare un’auto a tutta velocità, ma l’auto è viva! Capisci cosa intendo? E’ una bella scarica di adrenalina.

JJ: Avevi già cavalcato un cavallo prima?
TH: Si, ma ero un disastro. E ho cavalcato anche a Los Angeles, su e giù nei letti dei fiumi prosciugati, ma dovevo sembrare un capitano della Cavalleria Inglese e alcuni degli stuntmen pensavano che sembrassi un sacco di patate su una bicicletta. Mi dicevano “E’ un animale quello che hai sotto di te, e se non ti comporti bene, cadrai!”

JJ: Avevi visto l’opera prima di iniziare a girare?
TH: Si, l’avevo vista un paio di volte. E’ un’opera impressionante. Tu l’hai vista?

JJ: Non ancora.
TH: E’ una creatura completamente diversa, se mi passi il termine, perché la magia della rappresentazione è che la storia è straziante. Ti sfido a non scoppiare in lacrime di fronte alla compassione che permea l’intera storia. Ma la magia del palco è la sua teatralità. Dopo due minuti dall’inizio entrano in scena alcuni burattinai e ne sei perfettamente consapevole, li vedi che fingono di essere un cavallo. E cinque minuti più tardi, semplicemente ti convinci che c’è un cavallo sul palco. Quella è pura, reale magia teatrale.
Il film è molto diverso, è la rappresentazione letterale della vastità e della traumatica perdita rappresentata dalla Prima Guerra Mondiale, e quindi cavalli veri, uomini veri, veri soldati, pioggia vera. Il teatro è un mezzo suggestivo, mentre il cinema è un mezzo letterale, ed è lì che i due adattamenti differiscono.

JJ: A parte l’addestramento a cavallo, in quale altro modo ti sei preparato al ruolo?
TH: E’ ambientato durante la Prima Guerra Mondiale, e la mia parte si svolge nel 1914. C’è sempre una sorta di deferenza che devi al periodo storico. Ho guardato molti film di guerra dell’epoca. Sono incredibili, alcuni di quei film. Si distinguono ancora. Intendo, ovviamente gli effetti e lo stile sono leggermente diversi, ma ci sono alcuni momenti che ti catturano in maniera molto contemporanea. Ho letto una bellissima biografia di un ufficiale chiamato Siegfried Sassoon, uno dei nostri poeti-soldati più celebrati, il libro si intitola “Memorie di un Cacciatore di Volpi” ed è un diario di come era la sua vita finché non è scoppiata la guerra nel 1914. La Prima Guerra Mondiale è la guerra in cui l’Europa ha perso la sua innocenza. Penso che fino a quel momento, la vita inglese ed europea era molto naturale, rilassata, e innocente, e penso che la Guerra, la sua traumatica indifferenza alla vita umana ha cambiato il mondo per sempre. E’ affascinante, quando leggi un documento del genere e pensi “La vita è così facile”. No, non facile, solo … semplice. La guerra ci ha mostrato di cosa siamo tutti capaci. Si tratta di ingranare il cervello. Per il film “The Avengers”, leggerò qualche fumetto e ascolterò musica stravagante. Ogni lavoro richiede un particolare tipo di preparazione.

JJ: Sei uno che analizza gli script parola per parola? Ti eserciti con le espressioni facciali?
TH: Non ci avevo mai pensato. Imparo le battute il più in fretta possibile. La sfida, a dire il vero, sorge quando si gira, esserci, interagire con ciò che ci circonda. E’ ciò a cui tutti ambiscono. E’ davvero strano, non c’è preparazione che ti possa aiutare a raggiungere la magia della spontaneità di una ripresa. Devi esercitarti per calarti nel periodo, nei costumi, nello stile, la voce, l’acconciatura e quant’altro, ma una volta finito questa parte, devi in un certo senso lasciarti andare ed essere presente. Se ci pensi in continuazione, sembra troppo ragionato. Sono sicuro che i vostri momenti migliori nei film sono quelli in cui le cose capitano per caso e la telecamera era presente.

JJ: Qual è stata la scena più memorabile che hai girato in War Horse?
TH: Probabilmente il mio primo giorno, ovvero la carica di cavalleria. La prima e ultima volta che farò mai una cosa del genere in tutta la mia vita. Il Capitano Nichols, il mio personaggio, guida una carica di duecento cavalli a quattrocento miglia orarie attraverso quattrocento metri di terra-di-nessuno nel campo tedesco. Inseguiamo i soldati tedeschi attraverso il loro stesso campo e oltre, dentro il bosco dietro a loro; dietro la prima fila di alberi ci sono schiere e schiere di fucili di cui l’esercito inglese non sapeva nulla e la cosa si trasforma in un tiro al bersaglio.
E non puoi fingere queste situazioni. Quindi Steven mi disse “Hai problemi con questa cosa, Tom?” E, non scherzo, sono davanti ad un esercivo di duecento cavalli montati da altrettanti stuntmen che danno ordini, e se qualcuno di noi fosse caduto, sarebbe stato incredibilmente pericoloso. Entrambe le telecamere erano montate su quelli che vengono chiamati bracci russi, sostanzialmente delle gru in metallo, puntellate ed erette sui tetti di due fuoristrada. Era tutto vero, tranne i proiettili nei fucili. Il campo tedesco era formato da quattrocento tende e fuochi e persone che cucinavano e qualche extra (comparse n.d.t.) che correvano in giro. Mi sembrava di essere proprio là. L’adrenalina di andare così veloce con altri duecento cavalli dietro di te, il rumore e tutto il resto, non dimenticherò mai il rumore di centinaia di zoccoli che scalpitano attraverso il terreno. Tornai al campo base e la testa di Spielberg sbucò dalla tenda dove stavano i monitor, pollice alzato.

JJ: Segno che approvava! Passiamo agli Avengers. Come descriveresti l’intera esperienza sul set in una parola?
TH: Oh. Epica.

JJ: Mi sembra corretto. Com’è stato lavorare con Joss Whedon?
TH: Fantastico. Joss ha molta competenza col genere e grande destrezza nelll’affrontare le diverse linee narrative, i diversi personaggi, i diversi toni; lo fa in un modo tale che diventano reali e riconoscibili, e divertenti e dinamici e molto badass, perché è così che gli Avengers devono essere! E’ stato capace di dirigere scene intense e dinamiche tra due personaggi, ma anche distribuire l’azione in maniera incredibilmente bilanciata. Non potrò mai parlare abbastanza di Joss. Un regista formidabile.

JJ: Com’è stato lavorare con gli altri membri del cast?
TH: Fantastico! Molte volte ci stuzzicavamo a vicenda. Eravamo rintanati – questo gruppo di supereroi – ad Albuquerque, nel Nuovo Messico e c’era quest’atmosfera, quell’essere tutti lontano da casa. Immagino sia come andare in campeggio o cose del genere, ci si aggrega, si fa gruppo perché nessuno di noi deve tornare a casa a fine giornata. Quindi ci dicevamo “Qualcuno vuole giocare a ping-pong dopo il lavoro?”. E’ stato grandioso.

JJ: Hai una scena di combattimento con ogni supereroe, giusto?
TH: Beh, più o meno. Ho uno scontro con ognuno di loro, si.

JJ: Ora scorreremo ogni supereroe, dimmi la prima parola che ti viene in mente. Chris Hemsworth.
TH: Mio fratello!

JJ: Scarlett Johansson
TH: Acciaio

JJ: Chris Evans
TH: Spassoso

JJ: Jeremy Renner
TH: Casinò

JJ: Robert Downey Jr.
TH: Valigia

JJ: Samuel L. Jackson
TH: Benda

JJ: Gwyneth Paltrow
TH: Mister

JJ: Mark Ruffalo
TH: Jose

JJ: Qual è l’attrezzo di scena che preferisci?
TH: Ce ne sono un paio di veramente forti. Direi che i lmil preferito è l’asta di Loki. Deve essere un attrezzo che usavo io o può essere qualsiasi?

JJ: Qualsiasi va bene
TH: Ok. Samuel Jackson avere questi incredibili schermi, tipo dei mega iPad qualcosa del genere. Dalla sua base allo Shield, la base delle operazioni, ha questi schermi giganti che può premere per dare comandi e istruzioni.

JJ: Ti è piaciuto Minority Report?
TH: Si

JJ: Sai cos’è Tumblr?
TH: Si, so di cosa si tratta

JJ: Hai mai sentito del massiccio seguito di fans che hai su Tumblr?
TH: Si

JJ: Sai come si sono ribattezzate i tuoi fans?
TH: Qualcuno me l’ha detto …

JJ: Gli Hiddlestoners
TH: Gli Hiddlestoners. Si. E’ abbastanza figo. Decisamente creativo.

JJ: Sai cosa succede quando si eccitano a vederti? Diventano Hiddleboner (intraducibile. “Boner” in slang significa “erezione” n.d.t.)
TH: (ride) Non lo sapevo! Diventano Hiddleboner. Questa parola però non ha più nulla in comune col mio cognome! Hiddleston, si, ma l’erezione … Hiddlestoner, lo capisco, perché deriva dal mio nome. Hiddleboner, io … Si. Ok. Wow. Dovrei essere lusingato, vero? Sono enormemente onorato e lusingato.

JJ: Hai qualche talento particolare o divertente che le persone non conoscono?
TH: Sono sicuro di si, ma sono altrettanto sicuro che non sia poi così divertente. Puoi chiedere alla mia ragazza (Susannah Fielding).

JJ: Qualche hobby particolare?
TH: Posso dire che non c’è nulla che mi diverta di più di un torneo di ping-pong. Devo dire, Capitan America, ovvero Chris Evans e Thor, ovvero Chris Hemsworth, posson anche avere dei bicipiti più grossi dei miei, ma metteteli ad un tavolo da ping pong. C’è un certo grado di frustrazione per la loro impossibilità nel battermi.

JJ: Hai un gruppo preferito, album, canzoni?
TH: Al momento, amo molto l’ultimo album di Bon Iver. Lo adoro.

JJ: Programma tv preferito?
TH: Una vecchia commedia inglese, Fawlty Towers. La conosci?

JJ: No!
TH: E’ molto stupida. C’è un tale interpretato da Jon Cleese (ex Monty Python n.d.t.) che dirige un albergo ed è il più scorbutico, misantropo signore che vi possa capitare di incontrare. Perché dirige un albergo? Perché se odia le persone? Le persone che arrivano all’albergo sono per lui d’impiccio e noiose. La parte comica deriva, ovviamente, dal fatto che si tratta di un albergo molto popolare.

JJ: L’ultimo film che hai visto?
TH: 360. Il nuovo film di Fernando Meirelles con Anthony Hopkins, Rachel Weisz e Jude Law.

JJ: Hai fatto un film con Rachel, giusto?
TH: Si, abbiamo girato un film insieme, The Deep Blue Sea. Prima di quello, ci tengo a dirlo, ho visto Warrior di Gavin O’Connor, con Tom Hardy e Joel Edgerton, che mi ha fatto piangere come un bambino. L’ho amato.

JJ: Fantastico. Grazie infinite!
TH: Grazie a te!

fonte: JustJared

Tradotto da: Helenia Biondani