Il Caso – L’attore Tom Hiddleston rivela come comunica le emozioni

The Guardian, Sabato 7 marzo, 2009

20090331 Guardian

Quando mi viene affidato un ruolo, la prima cosa che faccio è leggere l’opera più e più volte. Frugo lo script e scrivo ogni cosa il personaggio dice di se stesso e tutto quello che altri dicono di lui.
Mi immergo totalmente nel personaggio e immagino come sia essere quella persona.

Quando ho interpretato Cassio nell’Otello mi immaginavo come sarebbe stato essere un tenente nella Marina Veneziana del 1604. Mi sedevo con Ewan McGregor e Chiwetel Ejiofor e insieme abbiamo deciso che Otello, Iago e Cassio erano soldati fin nel midollo.
Capivo dallo script che Cassio aveva talento ed era ambizioso, con nessuno scudo emozionale o fisico, ed è così che ho interpretato il personaggio.
Per me, recitare è ricreare le circostanze che mi facciano sentire come si sente il mio personaggio. Nel camerino, mi esercito rivivendo quelle circostanze nella mia testa e cercando di non interferire con me stesso. Per esempio, nel secondo atto dell’Otello quando Cassio è manipolato e combatte Roderigo e perde il grado, alcune sere scoppiavo a piangere; altre sere non accadeva, ma continuavo a provare quell’emozione, sera dopo sera. Come nella vita, il modo in cui rispondiamo alle catastrofi e alla morte è sempre diverso perché il processo è inconscio.

Per comparazione, nell’Ivanov di Chekhov interpreto un giovane dottore, Lvov. Lvov viene descritto come “moralista e bigotto … noioso … completamente leale”. Le sue emozioni sono imprescrutabili. Ho lavorato intorno ad una frase chiave “Perdonatemi, ve lo dirò chiaramente.”
Mi sono esercitato parlando in maniera grave e onesta, ma senza emozioni e ho notato quanto, in effetti, questo influiva nella mia vita personale: quando invece ho interpretato il generoso Cassio, mi sono sentito molto libero; quando ho interpretato il represso Lvov, sentivo un profondo bisogno di liberarmi dal giogo del personaggio.

E’ esaltante interpretare le emozioni di un personaggio – è un po’ come tornare bambino: usavi gli stessi muscoli quando fingevi di essere un cowboy o un poliziotto; recitare è una versione adulta di questo, con maggior studio e maggior dettaglio. Stai rispondendo con forte emozione ad una situazione immaginaria. Quando sto lavorando non passa giorno senza che io rida, pianga o gridi. Ci sono occasioni in cui mi alzo indolenzito dallo sfinimento emotivo.

Un film è un mezzo più intimo e riflessivo del teatro, per la vicinanza della telecamera. La cinepresa può leggerti nel pensiero. Sul palco, se hai un momento di vulnerabilità puoi nasconderlo dagli altri attori; in un film, la telecamera vede quella emozione e il tuo tentativo di sopprimerla. Similmente, se stai fingendo di provare qualcosa che non c’è, non sarà credibile.

Fonte: The Guardian

Tradotto da: Helenia Biondani