Tom intervistato da Panorama.it

“È un privilegio tornare a interpretare Loki” dice l’attore britannico. “Abbiamo girato gli esterni per il Mondo Oscuro in Islanda, che di tutti i posti su questo pianeta penso sia il più magico…”
19-11-2013, 19:13

Tom Hiddleston dopo Thor e The Avengers interpreta per la terza volta Loki, il fratello machiavellico e cospiratore di Thor, nel film Marvel Thor: The Dark World, dal 20 novembre nelle sale italiane. Nemesi del dio col martello, ambiguo ed elegante, è amatissimo dai fan tanto da esser nominato agli MTV Movie Awards 2013 miglior cattivo. In questo nuovo episodio non è però lui il rivale numero uno dell’eroe biondo, anche se la sua natura infida è sempre dietro l’angolo…

Incontriamo l’attore britannico classe 1981, che ci regala qualche anticipazione sull’atteso sequel.

Cosa si prova a interpretare di nuovo Loki in questo film?
“Non succede spesso nel settore cinematografico o persino come attore che ti venga concesso il privilegio di tornare a interpretare un personaggio che hai già inventato. Normalmente, se sei a teatro sali sul palcoscenico, se fai parte di un film giri la scena e come attore sviluppi una sorta di rapporto con il personaggio che esiste fintanto che lo interpreti, poi ti togli il costume, te ne vai e finisce lì.
La cosa affascinante di Loki è che questa è la terza volta che lo incontro ed è passato un anno tra ogni film, quindi la mia comprensione del personaggio di fatto si approfondisce ogni volta di più e penso che il sequel di Thor e il mio terzo incarico a interpretarlo rappresenta la possibilità come attore di esplorare nuove profondità, nuove dimensioni, di approfondire la sua psicologia, la sua fisicità e i suoi sentimenti. Loki, da un lato, è questo psicopatico fuori controllo amante del caso che esiste nella mitologia come un demolitore. Ma sul livello umano la sua psicologia e il suo contesto emozionale sono molto interessanti, perché è molto intelligente ma anche molto disturbato. Questo film è un’occasione per trovare il punto di incontro tra il suo possibile eroismo e la sua minacciosa mente machiavellica”.

Gli alti e bassi di Loki in questo film sono qualcosa con cui si è connesso e ha voluto che attraversasse?
“Ci sono aspetti del Loki di The Avengers e di Thor che devono rimanere; continua a essere lo stesso personaggio, quindi ha lo stesso fascino libertino e lo stesso umorismo provocatorio; ama ancora provocare la gente e scovare e sfruttare le debolezze altrui. È ancora egoista e vanitoso e arrogante e orgoglioso, ma è anche elegante e divertente. Ha così tanto carisma, ecco perché adoro interpretarlo; non si tratta di un cattivo totale. È qualcuno che conosce la sua vera natura e si diverte un mondo; c’è un elemento di piacere e pura gioia nell’essere cattivo. Penso che parte di tutto questi derivi dal fatto che non ha mai avuto la responsabilità del regno. È libero di fare ciò che vuole e poiché è adottato e sa di esserlo, si sente di poter avere la sicurezza che non c’è un altro Loki nell’intero universo; è l’unico Loki che ci sia e gli piace.
Il Thor di Kenneth Branagh era spettacolare, ricco di azione e molto divertente e Chris è molto affascinante, come anche Natalie. Il rapporto tra loro è così luminoso e tra loro c’è una chimica davvero grandiosa, ma dietro a tutto questo c’era la storia di Asgard, molto ponderata, onesta e reale. C’erano sentimenti reali espressi da grandi personaggi: Odino, Thor, Loki. Volevamo fare onore a tutto questo anche in Thor: The Dark World, così da avere un senso di carico emozionale. Ciò che distingue questi film da tutti gli altri film di azione generici che registrano grandi successi di incassi sta nella sceneggiatura e nelle caratterizzazioni impregnate di umanità; sta nel fatto che i personaggi lottano con aspetti molto concreti. Thor lotta con la responsabilità e con l’essere un uomo e un figlio per suo padre e un figlio per sua madre e con l’affetto che prova per Jane. L’evoluzione di Chris in questo film è affascinante sotto questo punto di vista perché è più oscuro e più maturo e tutte le dinamiche di questa famiglia vengono avvertite come incarnazioni più in grande di forme umane molto veritiere. Tutti in questo mondo hanno una famiglia; ogni famiglia di tanto in tanto si scontra e questa famiglia di Asgard non fa eccezione”.

Questa è una storia cosmica, ma sono comunque riusciti ad ancorarla alla realtà. Pensa che sia questo il motivo per cui questi film sono così apprezzati dai fan?
“Sin da quando le storie drammatiche sono state raccontate, duemila, tremila anni fa, quello che attira il pubblico, che si trovi attorno al fuoco o seduto in un cinema o in un multisala, è l’espressione della realtà; vero comportamento umano in grande scala. I greci e i romani lo facevano con i loro dei e i mostri, così faceva il popolo norreno, e oggi lo facciamo noi con i film. Lo facciamo con personaggi imponenti ed esagerati, che si muovono in narrazioni e in scenari esagerati, ma la cosa che li fa piacere è che sono come noi. Sopportano e sentono le stesse cose che sentiamo noi. Si innamorano, si lasciano. Incontrano ostacoli tra loro e ciò che desiderano; vivono conflitti familiari; affrontano sfide.
La cosa davvero emozionante del mondo di Thor è che, al suo centro, c’è una figura avvolta in un enorme mantello rosso che ondeggia al vento e ha un martello e una maglia metallica e l’aspetto di un dio, ma è anche un uomo che lotta per la sua identità e il suo destino. Litiga con suo padre, ha un rapporto molto complicato con suo fratello (ecco dove entro in scena io) e ha una madre e una donna che ama. La cosa più emozionante è che tutti i personaggi inseriti nello scenario sono pervasi di umanità ed è un’umanità che sembra riflettere la nostra. Oltre a questo, ci sono esplosioni grandiose, in 3D, e azioni sul set estremamente cinematografiche. Emozionano e scuotono, ecco perché tutti noi adoriamo questi film. Vai al cinema e dimentichi la tua vita per un po’; ti rifugi in un’altra storia che forse ti rispecchia e noi tutti stiamo lavorando per quel momento magico”.

Come è cambiato nel corso di questi film il rapporto tra Thor e Loki, e anche tra Chris Hemsworth e lei?
“Ho sempre pensato che recitare fosse come una partita di tennis, sei bravo nella misura in cui è brava la persona con cui stai giocando. Parlo anche da grande amante del tennis; amo lo sport. E la cosa emozionante sia del tennis sia della recitazione è che lo scambio tra le persone è dove si scatena la magia. Non è necessariamente dovuta ai giocatori/attori, ma c’è una particolare chimica che scatta con un altro attore e ha a che fare con la fiducia. Fin dalle prime scene di Thor, Chris e io ci siamo fidati l’uno dell’altro e quando ti fidi della persona con cui stai recitando puoi approfondire la tua interpretazione e svelare molto di più, ed è anche molto più divertente.
Uno dei grandi piaceri di fare questi film è lavorare con lui perché ci intendiamo ed è un rapporto davvero unico, bello e raro da avere con un attore quando tutto fila liscio. Trattandosi del terzo film in cui interpretiamo questi personaggi, ha dato un impulso straordinario al modo in cui Thor ora guarda Loki, e ne abbiamo parlato. In Thor: The Dark World Thor ha abbandonato l’idea della redenzione di Loki e ha smesso di fare appello a qualsiasi cosa di buono ci sia in lui. Alla fine di Thor, il primo film, e alla fine di The Avengers, Thor continua a difendere Loki e a proteggere gli istinti migliori che sa che sono ancora in lui”.

Perché è importante mantenere battute umoristiche nel copione?
“La gente va al cinema per divertirsi e penso che uno dei maggiori punti di forza dei film Marvel, fin dal primo Iron Man, sta nel fatto che tutti loro hanno sempre la battuta pronta, quindi c’è una parte di tutti noi che sa che tutto questo è anche un po’ ridicolo, ma in senso piacevole. Viviamo in un mondo molto colorito di personaggi immensi che indossano mantelli e provengono da nuvolette nella cornice dei fumetti. Tanto di cappello allo studio, perché mi ricorda i film con cui sono cresciuto, dove vedevi tantissima azione e alla fine tutti ridevano. È raro e difficile riuscire in una cosa del genere e sarebbe noioso se fosse tutto superpesante. Le belle storie sono sempre ricche di luci e ombre. Anche se torni indietro a Shakespeare nel bel mezzo del Re Lear il giullare inizia a raccontare barzellette. C’è spazio per l’umorismo in tutte le storie. Crea equilibrio tra luce e ombra; significa che sei coinvolto in entrambi”.

Qual è il male che affrontano Thor e Asgard in questo film?
“Il grande cattivo di questo film si chiama Malekith; è il signore degli elfi oscuri di Svartalfheim. Svartalfheim, il loro mondo, è il mondo dell’oscurità. Malekith, interpretato da Christopher Eccleston, cerca di mettere le mani su una sorta di arma nucleare che hanno gli elfi oscuri, chiamato etere. Se si potesse inondare l’universo con questo etere si distruggerebbero la luce e la vita, una cattiva notizia sotto ogni punto di vista”.

Ci parli dei regni che vedremo.
“Asgard è uno dei nove regni dell’universo e si ritrova nei miti norreni, ma viene esteso, ampliato e ricalibrato dalla visione di Marvel. L’idea è che ci sia un albero dei mondi, come un grande albero cosmico. C’è Asgard, Midgard, che è la Terra, e Vanaheim e Svartalfheim e cinque altri, nove in tutto. Vanaheim è un regno pacifico, pieno di gente di campagna molto legata alla terra, è una sorta di comunità rurale. Si vede un po’ di Vanaheim all’inizio del film perché Thor sta spegnendo incendi in tutto l’universo, che sono stati appiccati mentre era a New York con i Vendicatori. Svartalfheim è il mondo oscuro; è un mondo senza vita e senza luce, come un pianeta morto.
Abbiamo girato gli esterni per il Mondo Oscuro in Islanda, che di tutti i posti su questo pianeta penso sia il più magico. C’è una sorta di qualità ultraterrena in esso. È così vicino all’Artico, così vicino alle regioni più inospitali di questo mondo. In Islanda percepisci tutta questa grandezza. Il cielo è viola. Stavamo girando su un campo di lava vulcanica e lì ottieni filmati epici che non puoi ottenere altrove”.

Potrebbe descriverci cosa le ricorda l’Islanda?
“Sembra un altro pianeta, non il mondo che abitiamo. C’è un posto in Islanda che ho visitato dove puoi guardare dentro una spaccatura nella terra e fingere di allontanare il continente americano oppure avvicinarlo; è straordinario. Ci sono 500 aree vulcaniche nel mondo e 200 di esse si trovano in Islanda. Va oltre ogni immaginazione. È un mondo di burroni e cascate e lava e distese con deserti di sabbia nera e aurore boreali e formazioni nuvolose. È un buon paese di origine per gli elfi”.

Ci parli dei set realistici e della loro importanza per lei come attore.
“Prima di iniziare mi piace fare un giro dei set per cominciare ad adattare la mia immaginazione al mondo specifico in cui devo lavorare. Quando leggi un copione e dice ‘la cella di Loki’, nella tua mente hai un’idea generale di quello che è il suo aspetto, ma quando arrivi sul set quell’idea diventa immediatamente più specifica. Nella mia mente era una sorta di cilindro e mi trovavo sul fondo da solo, poi sono arrivato e il set era davvero grandioso. L’esterno era tenebroso, gocciolante, umido, antico, medievale e potevi quasi sentire la presenza di terribili e maligni topi cosmici che si aggiravano là attorno. Ma le celle in realtà erano scatole futuristiche di luce bianca che si inseriscono nell’idea secondo cui Asgard è avanti anni luce rispetto alla Terra in termini di tecnologia.
Ma quel set realistico ha portato subito la mia immaginazione a un’esplosione di ispirazione e idee, fino a dire ‘Oh, se questo è l’aspetto della cella posso farcela. E questo arredamento è interessante. Non pensavo all’arredamento, quindi forse posso usarlo, posso sedermici sopra, posso lanciarlo, posso ignorarlo, posso sedermi sul pavimento, posso…’. Improvvisamente rende la scena molto dinamica e ti vengono idee davvero emozionanti. Gli attori, quando danno il meglio di sé, reagiscono a cose reali, a quel materiale fisico reale, e dà proprio il senso dello spazio”.

Cosa aggiunge Alan Taylor al franchise e come è stato il suo lavoro?
“Alan è fantastico e in pochi secondi ha dimostrato la sua esperienza e anche la sua apertura a creare un mondo davvero credibile. Ha costruito su qualcosa creato da Kenneth Branagh aggiungendovi nuove dimensioni. Penso che volesse vedere aspetti di Asgard che non fossero semplicemente il palazzo e la sala del trono; non era solo il luogo in cui vivevano il re, la regina e i principi, era anche l’aspetto esterno di Asgard.
Ho pensato che fosse molto interessante il fatto che volesse ampliare la nostra sensibilità per questo mondo; voleva approfondirlo e dargli corpo. Voleva dargli un tono più risoluto, audace, di fatto questa è la razza che i Vichinghi adoravano e si sentiva un legame molto chiaro dal sapore antico, vichingo, norreno, rozzo e pungente.
Alan ha contribuito in misura notevole alla complessità della storia. È davvero bravo con le sottigliezze e ho apprezzato molto la sua comprensione e i suoi suggerimenti per Loki. Loki è molto potente, può creare una devastazione stile uragano schioccando le dita o agitando una mano ed è stato davvero divertente sviluppare questo aspetto insieme ad Alan Taylor”.

Che tipo di abbigliamento avrà Loki in questo film?
“C’è la sua tenuta da prigioniero, l’equivalente asgardiano di una tuta da volo. È interessante vedere il suo abbigliamento da prigioniero perché ce ne sono due versioni. Una è molto elegante e quasi lussuosa. È come se stesse indossando una preziosa veste da camera perché è un principe e gli è stata conferita. L’altra è quella di quando lo vediamo sul fondo della scogliera e si è strappato vestiti, capelli e viso e diventa un’incarnazione del suo odio per se stesso e della sua disperazione. Si è letteralmente strappato insieme al tessuto dei suoi vestiti. È stato emozionante anche questo perché non lo avevo mai fatto, perché il personaggio è così controllato, così elegante, così ordinato, è stato molto interessante per me demolire il fatto che fosse così compassato per tutto il tempo.
Nei primi due film, quando indossa un abbigliamento terrestre, indossa abiti impeccabili fatti su misura con bellissimi foulard e ha conquistato questa straordinaria eleganza, derivante da una sorta di vanità. Demolire quella vanità è stato emozionante.
Il suo secondo costume è una specie di insieme di due elementi diversi. Abbiamo pensato che, una volta rilasciato dalla prigione, non avesse tutto il tempo necessario ad andare dal suo sarto e avere un abito nuovo. Ha i guanti di ferro e quella lastra per le spalle ereditata dal primo film che è tutta graffiata e consumata. Era come se fosse andato in un’armeria e avesse rabberciato un vestiario adatto a un combattimento. Non è come il nemico pubblico n. 1 a cui viene dato il privilegio di una nuova armatura ogni volta, quindi mi piace il fatto che le lastre dell’avambraccio sono ancora graffiate dopo che è stato colpito da Hulk quando si trovava sulla Terra con i Vendicatori.
Mi piace il fatto che il suo costume appare dismesso ma resta comunque ‘forte'”.

Cosa le piace di più dei fan di Thor e del modo in cui hanno risposto a questi film?
“È sorprendente. Le risposte dei fan vanno oltre ogni mia aspettativa e la cosa più elettrizzante è che la gente sembra aver preso a cuore questi personaggi e crede davvero in quel mondo. Sono emozionati dalla spettacolarità, dal percorso, dall’azione, ma sono anche molto coinvolti nella storia drammatica. Siamo esseri umani e ci piace sentire, ecco cosa mi fa più piacere e che trovo così gratificante ogni volta che ricevo una lettera, ogni volta che incontro qualcuno alla Comic Con o a una prima.
La gente libera la sua passione per il paesaggio emozionale che abbiamo creato: grandi personaggi con debolezze molto umane; personaggi che lottano per l’unità e l’armonia, l’amore e la pace, ma ci sono moltissime cose sulla loro strada. Parlando di Loki, si tratta di tutti gli aspetti più oscuri della natura umana: solitudine, gelosia, rabbia e disperazione. Sono sentimenti molto umani.
Adoro come i fan hanno accolto tutto questo, lo seguono, ci credono e lo rispecchiano. Ci ha dato la sicurezza necessaria ad approfondire tutti questi aspetti”.

Sapeva di far parte di qualcosa di speciale quando stava lavorando al primo film?
“Nel primo film certamente ho pensato che stavano realizzando qualcosa di unico. Tutti vanno continuamente a vedere film e certi film che potrebbero essere classificati nel genere d’azione o fantasy o fantascienza tendono a essere troppo pesanti nell’azione e troppo leggeri nell’aspetto drammatico ed emozionale. Ma Thor ha dato dimensione allo spettacolo mediante sentimenti e un cast fantastico. Quindi il primo film si sentiva che era speciale. Si sentiva che stavamo facendo qualcosa di lievemente diverso e ogni volta abbiamo l’impressione di approfondire questa idea”.

Cosa è più ansioso di vedere una volta che uscirà nelle sale?
“Di solito tutte le scene in cui non ci sono io! L’aspetto davvero unico di Thor: The Dark World è la Londra contemporanea. Nel primo film l’azione si svolge tra Asgard e la Terra e la Terra era una città nel Nuovo Messico. In questo film è tra Asgard e Londra, ed è una Londra contemporanea che, essendo nato e vivendo a Londra, riconosco e mi emoziona molto. Penso ci sia un’opportunità sorprendente per umorismo e momenti di imbarazzo davvero deliziosi. Nessuno vedrà mai Londra come si vede in questo film, è davvero fantastico”.

fonte: Panorama.it