Flaunt Magazine n. 126 – Non è astrattismo questa gentilezza

Tratto da Flaunt Magazine – N° 126
Tom Hiddleston…L’attore si da alla beneficenza, alle domande e  ai biscotti in un Tea  Club di Londra.

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“Comunque ti avevo avvertito che avrei parlato per metafore” dice Tom Hiddleston con un sorriso contorto davanti a una tazza di Early Grey e a un pezzo di torta al limone, mentre comincia a parlarmi dell’esperienza sconvolgente che ha appena vissuto come rappresentante dell’UNICEF in Guinea (Africa occidentale). A dire il vero non è proprio il tipo di intervista che mi aspettavo di fare alla stella del film Thor, ma è dannatamente molto più interessante di quei lunghi discorsi sui processi, i metodi e la favolosità di feste in piscina con cocktail infiniti.

Poi mi dice ancora, forse non è del tutto inaspettato: “Ogni volta che prendi in considerazione un lavoro, devi controllare la tua bussola interna e chiederti – è in sintonia con il lavoro che devi svolgere? Sarà qualcosa di interessante, significativo e che possa contribuire al mondo in qualche modo?”

Hiddleston sta cercando di conciliare la sua esperienza in uno dei paesi più devastati e bisognosi del mondo,  con la sua professione che, per sua stessa ammissione, può sembrare “irriverente” rispetto al lavoro che viene svolto in prima linea per la lotta alla povertà nel mondo.

“Tutto quello che sono è una sorta di portavoce” continua, analizzando il suo ruolo in quest’opera di bene “io sono solo qualcuno che può scrivere riguardo tutto ciò e avvertire le persone, informarle, ma non distribuisco vaccini, non ne organizzo i trasporti; non so produrre latte per i neonati che sono malnutriti; non so costruire scuole e trovare lavoro alla gente o mettere in piedi centri di assistenza; non sono un chimico, non sono un ingegnere, non sono un politico…sono solo nella posizione in cui le persone, qualche persona, poche persone ascolteranno quello che ho da dire”

E quello che ha da dire offre un notevole e poetico riassunto della  situazione, che è piacevolmente  introspettivo e raccontato  con i sentimenti del cuore, se messo a confronto con  un diretto e coraggioso  reportage del giornalista più esperto e obiettivo.
Il suo modo di parlare, di raccontare … la sua prospettiva è in gran parte causa  del suo amore per la metafora astratta.

Per esempio, ha scritto le seguenti parole in uno dei suoi diari per il blog dell’Unicef : “Mi sento come se la scatola di cartone della mia realtà sia stata abbattuta e spalancata. Ora posso vedere l’estremità del mondo”

È chiaro che Hiddleston è ancora elettrizzato dopo la sua esperienza in Africa, perché  durante tutto il nostro meeting, si ferma ripetutamente a riflettere su come si sente emozionato in questo periodo della sua vita, positivamente, e ricco di ottimismo e ispirazione.

“Andai a correre con Julien Harneis, il quale gestisce l’Unicef in Guinea” continua a raccontare “era molto presto e corremmo lungo le sponde del fiume, era meraviglioso, una delle albe più belle mai viste prima. Quando esci per fare una corsa la mattina presto e sei mezzo addormentato, la tua mente è aperta e sembri quasi scortese nella tua mancanza di censura, perché parli con il cuore in mano.
Iniziammo a parlare del fatto che ogni giorno è un atto creativo, ogni giorno è un passo che ti porta a diventare la persona che vuoi essere.  Noi interpretiamo un ruolo tutte le volte. In questo momento, sto interpretando il ruolo della persona intervistata e tu quello dell’intervistante…”

Si ferma per un momento,  nel profondo dei pensieri esistenziali che dominano la nostra conversazione. “Ma quest’uomo, Julien, mi disse – Questo è proprio quello che voglio essere. Io credo nel servizio pubblico. Credo nel tentativo di lasciare un segno che può essere positivo e d’aiuto, anche se poi verrà spazzato via dalla marea quando me ne sarò andato – Questo singolo insegnamento  ha riordinato la mia mente su come essere un attore, e anche per quanto riguarda i miei  rapporti personali. E’ stata una cosa incredibile”

L’istruzione di Hiddleston vanta una lode in Lettere Classiche all’Università di Cambridge, che ha contribuito al suo rigore inquisitivo nel rimuginare sui problemi che riguardano l’identità, il tempo e il modo migliore di spenderlo.
“La domanda più emozionante” argomenta ancora con passione “e lo dico con il cuore in mano, è -Chi vuoi essere?- Conosco persone che hanno il coraggio di essere onesti riguardo alla loro vulnerabilità e alla loro ignoranza, davvero commovente. Sai, quando conosci persone che sono più anziane di te e che hanno fatto cose incredibili e le vedi girarsi verso di te e dire: – Io ancora non so cosa sto facendo – è incredibile. 
Spielberg è proprio così. Non è mia intenzione sminuire il suo nome, ma è così umile. Lui è come… – non sono ancora sicuro di sapere come fare. Voglio dire, penso di saperlo , e ogni volta che faccio un film, imparo qualcosa che non sapevo prima riguardo a persone o a come si gira un film, o riguardo a una storia, questo è il motivo per cui sono ancora qui – Lo senti dire queste cose e rimani tipo…Wow…Incredibile”

Hiddleston si è dato alla nobile filosofia e si è immerso nella dura realtà della povertà africana, ma deve ancora in qualche modo inquadrare questi pensieri con il suo lavoro di attore. “Mi ha fatto mettere in discussione il contributo di un progetto, e mi ha portato alla decisione di correlarmi solo a progetti  in cui credo, dove il  film o il copione so che riuscirà a comunicare qualcosa al mondo”  spiega “non importa se andrò incontro a d alcuni terribili disagi per arrivare a interpretare un ruolo,  l’importante è che  il tutto sia stimolante e abbia un buon impatto. La ragione per cui sono qui, la ragione per cui io sono diventato un attore è perché, una volta, seduto in mezzo al pubblico, la mia vita è cambiata grazie a un film o a uno spettacolo teatrale; qualcosa come “ The Remains of the Day” che penso sia un ottimo film o “The Constant Gardener” o qualunque altro film che Danny Boyle ha fatto. È quella sensazione che hai quando guardi un film e improvvisamente  ti cambia il modo di pensare e vedere le cose.  Ti tocca dentro”

Hiddleston poi parla del  film Amour di Michael Haneke’s  e si riferisce a questo come un pezzo di cinema che ha fatto qualcosa di buono nel mondo “Quel film è come una montagna. È la saggezza che ci si aspetta di trovare nella vita di tutti i giorni e Haneke l’ha solo mostrato. Questa è l’intimità, la confidenza, che vorresti trovare e avere quando arrivi alla fine dei tuoi giorni…Quando lo vidi al cinema, non riuscì a smettere di pensare a quel film per quasi un mese intero. Ha fatto sembrare tutto il resto così irrispettoso e inutile”.

Nel contesto del suo stesso lavoro, Hiddleston cita The Hollow Crown (BBC) e ne parla come qualcosa di cui è particolarmente orgoglioso e fiero. “Penso che questa tipologia di film è intrinsecamente di uso al mondo”.Ma lui è comunque ben consapevole che un film epico e campione di incassi ha molte più probabilità di arrivare al cuore della gente che un film girato con un badget limitato.

Non è un attore così consapevole  della sua carriera, sente infatti la necessità di bilanciare i film importanti con progetti più piccoli.  “A me non importa se spendono 150 milioni di dollari o solo 500 mila, il lavoro è lo stesso. Il tuo lavoro come attore è quello di rappresentare la verità della natura umana in tutte le sue sfumature, forme e colori per raccontare poi una storia. Adoro War Horse, mi ricordo che leggendo lo script mi misi a piangere perchè tutto riguardava il pudore e il decoro, e il cavallo non era nient’altro che una sorta di metafora che stava ad indicare la nostra capacità di benevolenza, cortesia, in una situazione difficile”

Diventa più riflessivo quando comincia a parlare del film che lo ha portato ad occuparsi dall’interno sulla questione tempo.
“Il viaggio in Guinea mi ha fatto sentire utile ed è proprio così che tutti gli essere umani vorrebbero sentirsi,  utili al mondo. Diventa problematico quando cominci a sentirti inutile. Sono sempre stato afflitto da questa domanda – Qual è il modo migliore per occupare il nostro tempo su questo pianeta? –  e fare quella esperienza è stato gratificante perché è sicuramente un buon modo per impiegare il tempo”
Il tempo è una questione molto rilevante nella mente di Hiddelston, sicuramente per il  suo ruolo, come Vampiro,  nel film di prossima uscita  di Jim Jarmush Only lovers left alive. Con il fattore eternità, i vampiri amanti, che portano il nome di Adam e Eve (interpretati da Hiddleston e Tilda Swinton) attualizzano il tema dell’amore eterno.
“Loro sono due opposti eppure sono uguali. Penso che la loro idea di essere vampiri riguardi soprattutto l’immortalità. Se potessimo vivere per sempre, come cambierebbe il rapporto con il proprio compagno, se per sempre significa per sempre? Potrebbe anche significare poter prendersi una pausa…ma non sarebbe una pausa di una settimana, sarebbe una pausa di settant’anni”

Le questioni di fine e scopo, sembrano perseguitare Hiddleston. Lui ci spiega come il suo incontro con un dottore, ha portato alla ribalta questi pensieri ossessionanti, durante un controllo sanitario di routine.
Hiddleston non si aspettava che quella visita di controllo lo portasse a pensare alla sua vita e alla sua strada da percorrere. In ogni modo questo appuntamento offrì a lui più di un consiglio medico. “Lui stava colpendo il mio ginocchio con un martello per testare le mie reazioni e mi chiese: Hai famiglia? E io risposi: Ho una famiglia ma non ho figli. E lui mi chiese ancora: vorresti dei bambini? E io risposi: Certo, li vorrei un giorno. E lui mi disse ancora: E’ incredibile, sono nel mezzo dei miei 60 anni e sono lieto di poter dire che la mia vita va infinitamente meglio ogni decennio che passa e so quanto sono fortunato, perché un sacco di gente non può dire la stessa cosa, nella vita c’è di peggio, ma vedi, il fatto è che la domanda che sfugge alla maggior parte di noi è : chi siamo veramente?”
Voglio dire, questo uomo ha una tale abilità, è un coltissimo medico di Harley street, che pratica il suo lavoro da anni e ci siamo ritrovati in un Venerdì mattina di Gennaio ad avere questa conversazione. Ed è stato incredibile, perché mi ha fatto capire che il tutto nasce dal fatto che si può ottenere il meglio dalla vita cercando di fare le semplici cose con dignità, avendo cura di se stessi…la cosa divertente poi è cercare di rispondere a quella famosa domanda”

Il cercare di rispondere a questa domanda ha solo intensificato la motivazione del viaggio in Guinea. Ma l’inesorabile tic tac del tempo non sembra preoccuparlo, anzi lo motiva “Sono un ottimista. Ho scelto di esserlo” mi dice.
“C’è tanta oscurità nel nostro mondo, c’è tanto dolore e devi scegliere se vedere il dolore o vedere la gioia. Se provi a rispondere positivamente al mondo, spenderai molto meglio il tuo tempo. Se rispondi negativamente, potresti voltarti un giorno e chiederti – perché ho speso tutto il mio tempo lamentandomi? Perché non ho saputo mostrare apprezzamento per le piccole cose? –  Sono una persona che vede il bicchiere sempre mezzo pieno, semplicemente perché è un modo migliore di utilizzare il mio tempo”

Per illustrare questo suo punto di vista, adesso Hiddleston fa riferimento al leggendario drammaturgo Chekov, che apparentemente sembra non centrare nulla con la questione.
“Chekov è un genio perché le sue opere drammatizzano la vita delle persone, in un particolare tempo e luogo nel corso della storia. I suoi personaggi, quasi improvvisamente, si rendono conto che c’è una clessidra, un orologio che batte il tempo e che c’è più sabbia sul fondo della clessidra che in alto e più loro la guardano più la sabbia cade veloce. La ragione per cui le sue opere sono divertenti e allo stesso momento tristi, è perché le persone improvvisamente si maledicono con rammarico perché hanno abusato del loro tempo: hanno sposato al donna sbagliata, hanno arato male i raccolti, hanno vissuto nella città sbagliata, non sono mai stati a Mosca. È un fattore motivante per rendersi conto che la vita è breve e quindi tutti noi dovremmo cercare di utilizzare bene il nostro tempo”

Tradotto da: Velentina Magginelli