Diario dalla Guinea: giorno 5

Giovedì 31 gennaio 2013, 15:51

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Il quinto giorno è il giorno in cui dobbiamo guidare. Guidiamo verso ovest. Siamo in Kankan. Abbiamo un aereo da prendere domani e Conakry è poco meno di 400 miglia di distanza. Non c’è nessuna superstrada e nemmeno un’autostrada a tre corsie. E’ a stessa vecchia strada. La sporca, dismessa strada rossa. Guidiamo.

Parliamo, ascoltiamo e guardiamo. Lungo la strada facciamo varie tappe. Ci fermiamo in una città per sgranchirci le gambe. Ci fermiamo a sedere sotto un albero per avere un po’ di ombra, per il pane e il formaggio vache qui rit. Ci fermiamo subito dopo aver riattraversato il fiume Niger perché Julien scorge qualcosa sul ciglio della strada. Si tratta di un monumento che riporta questa iscrizione:

ICI.

Le 6 Novembre 1999.

Les femmes ont librement

solennellement

et definitivement depose

le couteau de l’excision.

 

“Qui. Il 6 novembre 1999, le donne hanno liberamente personalmente e definitivamente messo giù il coltello per tagliare (di mutilazione)”

 

Interessante, dice Julien. Il monumento fu eretto nel 1999. E nonostante ciò, ne abbiamo sentito parlare ampiamente due giorni fa alla stazione radio in Bissikirima. Le mutilazioni genitali femminili (MGF) non sono finite. E non sono finite in Guinea. Non sono finite in molti paesi, in tutto il mondo. Non è finita.

Poi ci rimettiamo in marcia lungo la strada.

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La nostra prossima tappa è una tappa gioiosa. Con il fiume a circa 115 km dietro di noi, ci fermiamo in una scuola in Kouroussa – L’École Primaire Layiya – ai margini del Parco Nazionale del Niger, che si trova ancora nella regione di Kankan. Qui è tutto più verde che mai, la terra è meno arida e gli alberi vigorosi. Tutto profuma di fresco.

Vale la pena ricordare che il 74% dei ragazzi e ragazze in Guinea vengono iscritti al scuola primaria, ma solo il 63% arrivano all’ultimo anno. A Layiya, ci sono circa 130 bambini, che imparano a leggere e scrivere, imparano il francese e l’apprendimento della matematica. La loro educazione è la loro libertà. Ripenso a quei bambini che ho visto la mia prima notte a Conakry, che leggevano alla luce elettrica del parco auto in aeroporto. In Guinea, i bambini vogliono imparare. L’educazione è il potere

Siamo introdotti all’interno di diverse classi dove ho trovato i bambini più ben educati, silenziosi, attenti e dolci che ho visto da quando sono arrivato. Una bambina, in un vestito rosso a scacchi e trecce nei capelli è così timida e sorridente che nemmeno riesce a dirmi il suo nome. Devo sembrare un alieno ai suoi occhi. Alcuni coraggiosi volontari mi dicono quanti anni hanno e quello che hanno studiato. Un’anima coraggiosa dal fondo della classe mi dice cosa vorrebbe fare quando sarà grande: “Après avoir terminé mes études, je veux devenir enseignant” Vuole essere un insegnante. Merita un applauso.

Sono le 12.30 E ‘quasi ora della pausa pranzo. Julien chiede chi vuole giocare a calcio fuori prima della pausa. I sorrisi sono istantanei. Un giovane uomo che sta di fronte alza la mano immediatamente. C’è una scintilla nei suoi occhi. E ‘quasi imbarazzato per il suo entusiasmo che non sarebbe riuscito a nascondere nemmeno se ci avesse provato. Questo giovane ama il calcio ed è il più piccolo ragazzo nella stanza.
Scopro che è un fuoco d’artificio. Pensavo che stessimo andando a giocare una partita tutti insieme, ma per il momento siamo solo io e lui. Disegna anelli correndo intorno a me come Lionel Messi. Mi fa sentire come se fossi un orco (io sono un orco). E ‘incredibile.

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Ma adesso è il momento del gioco vero e proprio. Vengono nominati i capitani  (lui è uno dei capitani). Le squadre sono formate. L’intera classe è rannicchiata in un unico gruppo nel piccolo cortile a forma di mezzaluna fuori dalla scuola. Ci sono tutti: ragazzi e ragazze. Julien e io siamo gli ultimi ad essere scelti. Su squadre avversarie. Tutto è come dovrebbe essere.
E ‘così divertente. E ‘proprio come qualunque partita di pallone in una qualunque altra scuola in tutto il mondo: frenetico, senza fiato, giocoso. Lo scalpiccio delle scarpe, i ringhi di quando si perde, le risate quando si cade. La polvere si alza dal cortile, così fitta che non si riesce a vedere la palla. C’è un caldo cocente. E questi bambini corrono come fulmini. In una degna conclusione, Julien è il vincitore dopo aver cercato terribilmente di difendersi da me e dal mio misero tentativo di arrivare a fare goal. Per loro è ora di pranzo. Per noi è il momento di andare.

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Più tardi nel pomeriggio, più vicino a Conakry, ci fermiamo a visitare il Moriakhory École, nella prefettura di Kindia. Veniamo presentati a Gervais, l’ufficiale per l’istruzione. L’uomo più gentile che potessimo mai incontrare. Il Moriakhory École, utilizzando i fondi dell’UNICEF, è diventato un progetto pilota per il regime, ancor prima dell’attuazione del programma FTI (Fast Track Initiative). Il Settore Programma di Formazione in Guinea fu adottato nel 2008, ma a causa della sospensione degli aiuti internazionali da parte dei principali donatori, la sua attuazione venne molto ostacolata. A seguito di una richiesta di finanziamento, la Fast Track Initiative fu fondata. UNICEF divenne un’entità operativa di supervisione.

La Fast Track Initiative ha contribuito a costruire 991 classi in 300 edifici scolastici e dotarli di latrine e punti d’acqua. Le latrine sono un work in progress. Il progetto iniziale adoperava un sistema di separazione di liquidi e solidi, ma necessitava di un intervento umano per eliminare i solidi per poi utilizzarli come fertilizzante per le colture. Il lavoro era poco pratico e molto sgradevole. Quindi tornarono al tavolo da disegno e sicuramente troveranno qualcosa che funzionerà. Questo è ciò che l’UNICEF fa.

La Fast Track Initiative ha inoltre rimpiazzato le tabelle e i leggii della vecchia scuola, troppo alti e pesanti per permettere ai bambini di muoversi bene. Al loro posto ci sono banchi, sedie e scrivanie più leggere e più resistenti. Lentamente ma inesorabilmente, le strutture di queste scuole stanno rapidamente migliorando. La Fast Track Initiative ha anche costruito 60 classi pre-scolastiche. Queste scuole contribuiscono alla alfabetizzazione di 50.000 bambini in tutta la Guinea.

I bambini in École Moriakhory sono obbedienti e in allerta. Entro in una classe e non c’è nessun insegnante. Ma sono tutti seduti in silenzio. Mi viene in mente in Inghilterra, quando andavo a scuola io, la situazione non è mai stata così. Quando l’insegnante lasciava la stanza, c’era sempre la rivolta. Qui i bambini vogliono imparare.

C’è una poesia sulla lavagna. Parla della Guinea. Possiamo recitare il poema tutti insieme? Chiede Julien. E lo facciamo. Le parole sono bellissime. Vorrei ricordarle. Mi sarebbe piaciuto fare una fotografia alla lavagna. La poesia era per il loro paese. La Guinée est un beau pays. Un beau pays.. Qualcosa del genere.

Nel momento in cui usciamo mi sento felice e sono contento che durante il mio ultimo giorno ho visto un esempio gioioso del lavoro dell’UNICEF in Guinea. Il paese ha molte difficoltà e le ho potute vedere con i miei occhi in tutta la loro cruda realtà, in questa settimana. Ma vedere bambini sani, innamorati dell’apprendimento e giocare felici è stato ricostituente e tonificante. Mi ha dato un senso di equilibrio.

Un beau pays….un paese bellissimo.

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(fonte unicef.org.uk)

Tradotto da: Valentina Magginelli