Diario dalla Guinea: giorno 1

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Questa settimana, l’attore Tom Hiddleston è partito per il suo primo viaggio con UNICEF UK verso la Guinea, nell’Africa occidentale. Tom incontrerà i bambini della Guinea, le famiglie e la comunità. Visiterà inoltre diversi progetti UNICEF e scoprirà i dettagli del nostro lavoro nella protezione, educazione e assistenza medica dei bambini.

Mercoledì 23 gennaio 2013, 14:29
Ti colpisce come un’onda. Ti avvolge come una nebbia vorticosa. Ti sommerge come la marea. Afa. L’afa africana. La Guinea. C’è caldo.
Vengo dalla neve. Da un mondo fatto di voli cancellati e aeroporti chiusi, di pavimenti scivolosi, cappelli di lana e baveri alzati contro il freddo.
Ma quando sono atterrato solo poche ore fa a Conakry, Guinea, dopo aver passato la dogana, sono uscito fuori nell’aria della sera. L’afa. L’odore inconfondibile dell’Africa sub-sahariana. Rumori. Odori. Traffico. non il traffico metropolitano d’occidente, organizzato in corsie di lussuosi veicoli dotati di musica e aria condizionata, ma la tangibile, palpabile energia di traffico nel mondo in evoluzione: umano, animale, meccanico – tutti sospinti in avanti in una precipitosa marea, in un ordine invisibile all’occhio occidentale, semplicemente perché all’inizio sembra solo caos.

Non ho dormito. Non potevo. Ero troppo eccitato. Ero rimasto in piedi la notte prima a riordinare la mia casella di posta e la casa. 4:30 del mattino. Un’auto era arrivata per portarmi a Heathrow. Qui ho incontrato il team: Lousie O’Shea e Pauline Llorca di UNICEF UK, il nostro fotografo Harry Borden, e il mio amico Luke Windsor, che mi aveva presentato Pauline un anno prima. Il primo volo è stato breve: Londra/Parigi, dove abbiamo incontrato Julien Harnies, il rappresentate UNICEF in Guinea negli ultimi tre anni. Dall’aeroporto Charles De Gaulle il nostro volo Air France è decollato in direzione Conakry.

A quel punto ho dormito. Mi sono svegliato mentre scendevamo verso Nouakchott, Mauretania, dove sarebbero scesi alcuni passeggeri. Fuori dal mio oblò, il deserto. Per miglia e miglia. Imponente e antico.

Arrivati a Conakry il sole era tramontato ed era buio. Siamo saltati in un 4×4, ma dopo nemmeno un minuto che eravamo a bordo Julien ha chiesto all’autista di fermarsi.
Lungo la strada dal terminal c’era un parcheggio pieno di bambini. Suddivisi in gruppetti. Non giocavano insieme. Stavano seduti a terra: isolati e fermi. Stavano leggendo. Perché, come Julien mi ha spiegato, questo è uno dei pochi luoghi sicuri dove loro possono studiare. Qui c’è una fila di lampioni presso cui leggere, e di sera non devono lavorare o fare le faccende. Alcuni bambini ci mettono un’ora per arrivare qui, per sedersi in un parcheggio e leggere.

Un paese così abbatte immediatamente le mura della tua immaginazione e le spinge oltre, in ogni direzione. Ti espande la mente. Mi sono sentito così in precedenza, dopo essere atterrato in India. Ogni angolo, ogni strada brulica di vita. Sentivo come se il contenitore della mia realtà fosse stato abbattuto e fatto esplodere. Ora posso vedere il confine del mondo.

Ceniamo con Julien e altri due membri del team, Felix e Pierre. Ci accompagnano gatti selvatici e pipistrelli. Tra un piatto di couscous e una quiche, Julien mi racconta brevemente la storia del paese. Ciò che trovo immediatamente sconcertante è il fatto che in Africa Occidentale, qui in Guinea e in Sierra Leone, nessuno insegna la storia pre-coloniale. Qui la “storia” inizia con l’arrivo dei coloni francesi nel tardo diciannovesimo secolo. Questo significa che nella coscienza collettiva non c’è alcuna conoscenza storica o dettaglio narrativo antecedente l’arrivo o l’insediamento dei costumi dei coloni francesi. La Guinea dichiarò la sua indipendenza dalla Francia nell’ottobre del 1958. Di tutti gli stati limitrofi, fu quella che maggiormente fece sentire il suo dissenso. Non volevano lo stile di vita francese; non volevano le infrastrutture francesi, l’ordine socio-politico francese; o la cultura francese. Sapevano cosa non volevano, ma non sapevano – non ne avevano visione – quale paese costruire al suo posto.

Non sapere cosa si vuole è un problema per lo stato, ma è altresì un problema a livello evolutivo. L’UNICEF è qui per supportare questa visione del paese, ma se manca una visione in termini di educazione o salute, se manca la visione della società che vogliono creare, è molto difficile aiutare, o sapere come aiutare.

A cena, Julien mi illustra un pensiero provocatorio. In Europa Occidentale la realtà è relativamente fissa. In Guinea, la realtà è aperta a interpretazioni. Nell’occidente, organizziamo e processiamo le informazioni in maniera talmente rapida e immediata (e spesso imprecisa) che rispondiamo agli eventi, sia individualmente che come società, con velocità e decisione. La BBC, il Guardiano la CNN consolidano o inquadrano la nostra interazione con un evento: che sia una dichiarazione di guerra, il passaggio di una legge, il matrimonio di un reale, una medaglia olimpica.

In Guinea non ci sono i canali di news: ci sono solo le chiacchiere. Gira questa voce nel villaggio. Qualcuno dice che era una bomba, altri dicono che era un colpo di pistola, altri dicono che è un palazzo crollato, altri ancora che è la guerra. Forse quest’area è troppo grande, i suoi disparati elementi troppo frammentati, la sua struttura narrativa a troppo fluida, perché venga compresa nella sua interezza. La Guinea è stata benedetta con più pace dei paesi vicini in tempi recenti, e sembra abbia evitato di essere trascinata in conflitti militari. Ma si applica lo stesso principio: una nazione povera, con una confusa coscienza di sé, non può sperare di costruire una struttura che nutra la società senza letteralmente nutrire i suoi abitanti.

E’ apparso immediatamente chiaro che i problemi nello sviluppare le nazioni come la Guinea sono enormi, ma si possono definire molto semplicemente come acqua, nutrimento, sanità, vaccinazione ed educazione.

Sopra ogni altra cosa, i bambini, che erediteranno il futuro, e realizzeranno il futuro di questa nazione, hanno bisogno di acqua, ferro, minerali, vitamine, inoculazione contro le malattie, ed educazione.

(fonte unicef.org.uk)

Tradotto da: Valentina Magginelli